domenica 28 aprile 2013

Il problema del sessismo benevolo

Una cosa non può essere davvero sessista se è molto, molto carina, giusto?

Voglio dire, se qualcuno mi fa i complimenti per il mio aspetto o per la mia cucina, questo non è sessista. È stupendo! Dovrei essere elettrizzata di venire notata per qualcosa di positivo!

Eppure ci sono molti commenti che, mentre sembrano complimenti, in qualche modo suonano sbagliati. Questi commenti possono essere focalizzati sull'aspetto di un'autrice piuttosto che sui contenuti di quel che scrive, o menzionare quanto sia sorprendente che sia una donna, essendo il suo campo perlopiù dominato da uomini. Anche se queste osservazioni possono, a volte, essere belle da sentire (e nessuno sta negando che questo tipo di commenti possano essere belli, soprattutto nel contesto giusto), esse possono anche causare un senso di disagio, in particolare quando ci si trova nella posizione di chi cerca di attirare l'attenzione sul proprio lavoro piuttosto che su qualità personali quali il genere e l'aspetto fisico.

In psicologia sociale questi commenti apparentemente positivi, ma in qualche modo snervanti, hanno un nome: Sessismo benevolo. Nonostante vi sia la tentazione di scrollarsi queste esperienze di dosso come ipersensibilità ai complimenti o fraintendimento di intenti benevoli, il sessismo benevolo è tanto reale quanto insidiosamente pericoloso.

Cos'è il sessismo benevolo?

Nel 1996, Peter Glick e Susan Fiske pubblicarono uno studio sul concetto di sessismo ambivalente, in cui notavano come, nonostante l'opinione comune, esistano due diversi tipi di comportamenti e atteggiamenti sessisti. Il sessismo ostile è ciò a cui la maggior parte della gente pensa quando si immagina il "sessismo": atteggiamenti esplicitamente negativi e rabbiosi nei confronti delle donne. Però, notano gli autori, esiste anche qualcosa chiamato sessismo benevolo:
Definiamo sessismo benevolo un insieme di atteggiamenti interrelati rivolti alle donne che sono sessisti in quanto stereotipizzano le donne in ruoli ristretti, ma sono soggettivamente positivi in quanto a tono (per il ricevente) e tendenti a sollecitare comportamenti tipicamente categorizzati come prosociali (ad esempio l'aiutare gli altri) o una maggiore intimità (ad esempio l'aprirsi agli altri) (Glick & Fiske, 1996, p. 491).
[Il sessismo benevolo è] un orientamento soggettivamente positivo di protezione, idealizzazione e affezione diretto alle donne che, come il sessismo ostile, serve a giustificare lo stato subalterno delle donne rispetto agli uomini (Glick et al., 2000, p.763).
Sì, c'è un nome ufficiale per tutti quei commenti e stereotipi che possono in qualche modo sembrare belli e sbagliati allo stesso tempo, come l'opinione che le donne siano "fiori delicati" bisognosi della protezione degli uomini, o la nozione che le donne abbiano il dono speciale di essere più gentili e premurose delle loro controparti maschili. Possono suonare come complimenti, ma contano come sessismo.

Per un esempio molto recente di come il sessismo benevolo si possa manifestare nella nostra vita quotidiana, date un'occhiata a questa pièce satirica, che riscrive umoristicamente il necrologio di Albert Einstein.

Per citare:
Si assicurava di fare la spesa tutte le sere rincasando dal lavoro, portava fuori la spazzatura e lavava a mano tutti i coprischienale. Ma per le sue figliastre era semplicemente Papà. «C'era sempre per noi», disse la sua figliastra e prima cugina Margo.
Albert Einstein, morto martedì, aveva un'altra vita al lavoro, da cui a volte si defilava per curiosare in progetti quali la dimostrazione che gli atomi esistono. La sua scoperta di qualcosa chiamato "effetto fotoelettrico" gli ha ottenuto la vincita di un ambito Premio Nobel.
Suona strano, vero? Come qualcosa che non vedremmo mai sui giornali?

Eppure l'autore del necrologio dell'ingegnere aerospaziale Yvonne Brill non ha esitato a scrivere quanto segue sulla sua ultima settimana di vita:
Cucinava un'incredibile manzo saltato, ha seguito il marito di lavoro in lavoro e ha preso otto anni di pausa lavorativa per crescere tre figli. «La mamma migliore del mondo», secondo suo figlio Matthew.
Ma Yvonne Brill, morta mercoledì a Princeton, New Jesey, a 88 anni, era anche un brillante ingegnere aerospaziale, che nei primi anni '70 inventò un sistema di propulsione per aiutare i satelliti per le comunicazioni a non scivolare fuori dalle loro orbite.
In effetti il redattore del necrologio, William McDonald, a tutt'oggi non ci vede nulla di male. In parole sue, è «sorpreso... [perché] non gli è mai venuto in mente che potesse essere letto come sessista», e se dovesse riscriverlo da capo non farebbe «niente di diverso».

Voglio chiarire perfettamente una cosa. Non c'è nessun problema a menzionare la famiglia della Brill, gli amici, le persone care. Non è un problema sottolineare come Brill bilanciasse meravigliosamente la sua vita domestica e quella professionale. La Brill è stata una scienziata donna in un periodo in cui ben poche donne potevano occupare quel ruolo nella società, e questo ha un significato molto importante.

Ma il problema qui è che se "Yvonne" fosse stata "Yvan", il necrologio sarebbe stato radicalmente diverso. Se parliamo dell'importanza dell'equilibrio lavoro-famiglia e dei ruoli familiari per le donne, ma non menzioniamo queste cose anche per gli uomini, c'è un problema. Se i risultati ottenuti da una donna devono essere accompagnati dalla rassicurazione che sia anche davvero una "buona madre", mentre i risultati ottenuti da un uomo possono reggersi da sé, c'è un problema. E perché non pensiate che mi interessi solo delle donne, non facciamo finta che tutto questo non abbia un impatto reale e pericoloso anche sugli uomini. Se un uomo spende anni della sua vita come padre affettuoso e marito premuroso, eppure la sua forte devozione alla famiglia non viene considerata un fatto importante nel suo necrologio perché è un uomo... Allora sì, anche questo è un grosso problema.

Il fatto che così tanta gente non capisca perché possa essere snervante che l'idea dell'autore per una buona storia nel necrologio della Brill debba mettere in risalto il suo ruolo di moglie e madre, per poi rivelare la sorpresa shockante che era anche un ingegnere aerospaziale davvero intelligente: questo è sessismo benevolo.

Perché il sessismo benevolo è un problema?

In effetti, questa ricerca invoca una domanda ovvia. Se i commenti benevolmente sessisti non sembrano nulla più che complimenti, perché sono problematici? È davvero "sessismo" se il contenuto delle affermazioni sembra positivo nei confronti delle donne?

In fondo, il necrologio non ha sottolineato nulla più di quanto amata fosse la Brill come moglie e madre.  Perché qualcuno dovrebbe esserne offeso? Certo, degli uomini non si scriverebbe allo stesso modo, ma che importa? È così bello!

Beh, per dirne una, le affermazioni benevolmente sessiste non sono tutte rose e fiori. Spesso finiscono con l'implicare che le donne sono creature deboli e sensibili, bisognose di essere "protette". Se questo può sembrare positivo ad alcuni, per altri (soprattutto per le donne impegnate in campi dominati dagli uomini) crea uno stereotipo dannoso.

Come notano Glick e Fiske nel loro importantissimo studio:
Non consideriamo il sessismo benevolo una buona cosa, perché nonostante i sentimenti positivi che può indicare nel ricevente, le sue fondamenta risiedono nella stereotipizzazione tradizionale e nella dominanza maschile (ad esempio, l'uomo come fornitore di sostentamento, la donna come sua dipendente), e le conseguenze sono spesso dannose. Il sessismo benevolo non viene necessariamente esperito come benevolo dal ricevente. Ad esempio, il commento di un uomo ad una collega su quanto sia 'carina', per quanto benintenzionato, può minare in lei la sensazione di venire presa sul serio come professionista (Glick & Fiske, 1996, p. 491-492).
In uno studio successivo, Glick e Fiske hanno determinato l'estensione in cui 15.000 donne e uomini, provenienti da 19 Paesi diversi, avallano affermazioni sia benevolmente sia ostilmente sessiste. Prima di tutto, hanno rilevato che il sessismo benevolo e quello ostile tendono ad essere strettamente correlati in ogni nazione. Ovvero, non è che chi avalla il sessismo ostile non tenda ad avallare anche il sessismo benevolo, e quelli che avallano il sessismo benevolo non abbiano per niente l'aria dei "veri" sessisti.  Al contrario, quelli che avallavano il sessismo benevolo avevano più probabilità di mantenere anche atteggiamenti esplicitamente ostili nei confronti delle donne (anche se non è necessario avallare questi atteggiamenti violenti per prodursi in sessismo benevolo).

In secondo luogo, hanno scoperto che il sessismo benevolo era un buon predittore della disparità di genere a livello nazionale, indipendentemente dagli effetti del sessismo ostile. Nei Paesi in cui gli uomini erano più a rischio di adottare il sessismo benevolo, anche controllando il sessismo ostile, essi vivevano più a lungo, ricevevano un'istruzione migliore, avevano più alti tassi di alfabetizzazione, avevano guadagni economici significativamente più alti e partecipavano più attivamente alle sfere economica e politica delle loro controparti femminili. La sensazione calda e confortevole data dal sessismo benevolo ha un prezzo, e quel prezzo, spesso, è una concreta e oggettiva parità di genere.

La natura insidiosa del sessismo benevolo

Un recente studio di Julia Becker e Stephen Wright esamina ancora più nel dettaglio i modi subdoli in cui il sessismo benevolo può essere dannoso sia per le donne sia per l'attivismo sociale. In una serie di esperimenti, alcune donne sono state esposte ad affermazioni che illustravano o sessismo ostile (ad esempio «Le donne si offendono troppo facilmente»), o sessismo benevolo (ad esempio «Le donne hanno un modo di essere premurose di cui gli uomini non sono altrettanto capaci»). I risultati sono piuttosto scoraggianti: quando le donne leggevano le affermazioni benevolmente sessiste erano meno motivate ad intraprendere azioni collettive contro il sessismo, come firmare una petizione, partecipare a una manifestazione, o in generale agire "contro il sessismo". Non solo: questo effetto era anche parzialmente mediato dal fatto che le donne esposte al sessismo benevolo avevano più probabilità di pensare che ci sono molti vantaggi nell'essere donna, e avevano anche più probabilità di impegnarsi nella giustificazione del sistema, un processo attraverso il quale le persone giustificano lo status quo e credono che i gruppi svantaggiati (come le donne) non abbiano più problemi da affrontare nella società odierna. Inoltre, le donne esposte al sessismo ostile dimostravano l'effetto opposto: erano più motivate ad intraprendere azioni collettive, e più motivate a combattere il sessismo nella loro vita quotidiana.

Che forma può prendere tutto questo in un contesto quotidiano? Immaginate che ci sia una politica antifemminista da portare al voto, come una regolamentazione che renda più facile alle imprese locali licenziare le donne in gravidanza una volta scoperto che sono in attesa. Se state raccogliendo firme per una petizione, o cercando di aggregare donne per protestare contro questa politica, e quelle stesse donne fossero state esposte di recente a un gruppo di uomini che commentavano la politica in questione, vi sarebbe significativamente più facile ottenere il loro supporto e contrastare il voto se quegli uomini avessero commentato che le donne in gravidanza devono venire licenziate perché sono state stupide a farsi ingravidare. Eppure, se invece fosse capitato che il commento fosse che le donne sono molto più compassionevoli degli uomini, e per conseguenza sono genitori a tempo pieno migliori, queste affermazioni potrebbero portare le donne ad essere meno motivate a combattere una politica oggettivamente sessista.

«Ma insomma, davvero il sessismo è ancora un problema nel 2013?»

Sentiamo spesso gente affermare che il sessismo, il razzismo o altre forme di discriminazione apparentemente datate "non sono più davvero un problema". Alcuni legittimamente credono che ciò sia vero, mentre altri (in particolare le donne e le minoranze etniche) trovano ridicolo che gli altri possano essere così ciechi di fronte a problemi che ancora esistono. Perché esiste questa disparità? Perché è così difficile per così tanta gente vedere che il sessismo e il razzismo sono ancora vivi e prosperano?

Forse la risposta sta proprio qui, nel lato benevolo del pregiudizio. Mentre le forme di discriminazione "all'antica" si sono forse un po' spente (dopotutto non è più così socialmente accettato come un tempo, in gran parte del mondo, essere apertamente sessisti e/o razzisti), forme di discriminazione più "benevole" esistono ancora, con i loro modi subdoli di sopprimere l'uguaglianza. Gli osservatori non toccati (o i perpetratori) possono interpretare le opinioni benevolmente sessiste come innocue o addirittura benefiche; nei fatti, come dimostrato da Becker e Wright, le vittime possono anche sentirsi meglio con se stesse, dopo essere state esposte ad affermazioni benevolmente sessiste. Questo potrebbe essere in qualche modo anche peggio della discriminazione esplicita e ostile: poiché si nasconde sotto la patina del complimento, è facile usare il sessismo benevolo per demotivare le persone all'azione collettiva, o per convincerle che non c'è più bisogno di lottare per la parità.

Ad ogni modo, a chi ancora possa essere tentato di dire che il sessismo benevolo non sia altro che una reazione esagerata a complimenti benintenzionati, voglio porre una domanda: cosa succede quando c'è uno stereotipo dominante secondo cui le donne sono genitori full-time migliori degli uomini, perché sono intrinsecamente più premurose, materne e compassionevoli? Sembra tutto molto carino, ma questa ideologia che effetto ha sulle donne che vogliono continuare a lavorare a tempo pieno dopo aver avuto il loro primo figlio, e devono affrontare il giudizio dei colleghi che le accusano di trascurare i figli? Che effetto ha sugli uomini che vorrebbero stare a casa con il figlio neonato, ma scoprono che la loro azienda non offre il congedo di paternità perché si suppone che le donne siano candidate migliori per stare a casa?

Alla fine dei conti, le "buone intenzioni" non sono una panacea. Il sessismo benevolo potrà anche sembrare innocente adulazione a molte persone, ma ciò non significa che non sia insidiosamente pericoloso.

Per concludere, vi chiederò ora di pensare a quanto accaduto di recente a Elise Andrew, creatrice della popolare pagina Facebook I Fucking Love Science. Quando ha condiviso il suo account Twitter con i 4,4 milioni di fan della pagina, molti hanno commentato al link assolutamente SHOCKATI... Di cosa? Ma ovviamente del fatto che lei sia una donna.
Non avevo idea che IFLS avesse una così bella faccia!
Dio santo, sei una FIGA!
Vuoi dire che sei una ragazza E pure bella? Wow, oggi la scienza mi è piaciuta un pochino di più. ^^
Pensavo che, viste tutte le volte che hai orgogliosamente sputato "I fucking love science" in faccia a tutte quelle persone che non apprezzano l'uso delle parolacce, tu fossi un ragazzo.
Sei una ragazza? Ho sempre pensato fossi un maschio, non so perché. Beh, bello vedere che aspetto hai, immagino.
Cosa?!!? Alle tipe non piace la scienza! LOL ero convinto fossi un uomo.
Non è solo che tu sia una ragazza ad essere sorprendente, ma che tu sia una ragazza figa!
Ecco. Vedete, è questo il problema. Elise si è sentita molto a disagio, e come lei molti altri là fuori che hanno assistito -- e con ragione. Eppure molte persone chiamerebbero lei (e altri come lei) ipersensibile per aver preso negativamente affermazioni che sembrano complimenti. In molti hanno pensato che Elise avrebbe dovuto essere contenta che altri le dicessero che è attraente, o che sottolineassero quanto sia peculiare che lei sia una ragazza a cui piace la scienza. Quello che Elise (e molti altri) hanno percepito è stato il lato benevolmente sessista delle cose, il lato che perpetua uno stereotipo secondo cui le donne (soprattutto le donne attraenti) non si interessano alla scienza, e che la cosa più degna di nota di cui parlare a proposito di una scienziata donna è il suo aspetto fisico.

Sfortunatamente, è molto probabile che nessuno sia uscito da quella esperienza avendo imparato qualcosa. Le persone che hanno saputo riconoscere che quanto sopra fosse offensivo erano ovviamente già predisposte a identificarlo come tale, ma quelli che si sono prodotti in quelle affermazioni pensavano di dire semplicemente qualcosa di carino. Poiché non la stavano chiamando incompetente o indegna, nessuno di loro era disposto a riconoscere il sessismo nelle loro frasi, anche quando veniva loro detto esplicitamente che di quello si trattava (anche se, in base alla ricerca, sappiamo che questo tipo di comportamento ha conseguenze reali e significative per la società e per la parità di genere).

Questo qui sopra?

Questo è il vero problema del sessismo benevolo.
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Citazioni:

Becker, J., & Wright, S. (2011). Yet another dark side of chivalry: Benevolent sexism undermines and hostile sexism motivates collective action for social change, in "Journal of Personality and Social Psychology", 101 (1), 62-77 DOI: 10.1037/a0022615

Glick, P., & Fiske, S. (1996). The Ambivalent Sexism Inventory: Differentiating hostile and benevolent sexism, in "Journal of Personality and Social Psychology", 70 (3), 491-512 DOI: 10.1037//0022-3514.70.3.491

Glick, P., Fiske, S., Mladinic, A., Saiz, J., Abrams, D., Masser, B., Adetoun, B., Osagie, J., Akande, A., Alao, A., Annetje, B., Willemsen, T., Chipeta, K., Dardenne, B., Dijksterhuis, A., Wigboldus, D., Eckes, T., Six-Materna, I., Expósito, F., Moya, M., Foddy, M., Kim, H., Lameiras, M., Sotelo, M., Mucchi-Faina, A., Romani, M., Sakalli, N., Udegbe, B., Yamamoto, M., Ui, M., Ferreira, M., & López, W. (2000). Beyond prejudice as simple antipathy: Hostile and benevolent sexism across cultures, in "Journal of Personality and Social Psychology", 79 (5), 763-775 DOI: 10.1037//0022-3514.79.5.763

Immagini:

Yvonne Brill con il Presidente Barack Obama, per gentile concessione di Ryan Morris/National Science & Technology Medals Foundation.

Scienziata che disegna un composto chimico, per gentile concessione della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) via Wikimedia Commons. Immagine di dominio pubblico.
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L'articolo originale è The Problem When Sexism Just Sounds So Darn Friendly... di Melanie Tannenbaum, originariamente pubblicato su Scientific American.
Melanie è candidata al dottorato in Psicologia Sociale alla University of Illinois di Urbana-Champaign, dove ha ottenuto la laurea in Psicologia Sociale nel 2011. La sua ricerca si concentra sulla scienza della persuasione e della motivazione applicata ai comportamenti politici, ambientali e relativi alla salute.